Né di venere né di marte, ci si sposa o si parte, dice il proverbio… e invece eccomi qui, alla stazione dei treni. E’ venerdì 12 settembre e sto partendo alla volta di Roccagloriosa, dove presenterò il libro che ho scritto con Tiziano e parteciperò alla premiazione di un concorso letterario organizzato da una locale associazione di donne.

Ho perso il conto di quante presentazioni abbiamo fatto, dallo scorso novembre a oggi… dieci? dodici? Non lo so più… Ci ho quasi fatto l’abitudine e non riesco a decidere se sia un bene o un male. Certo, non balbetterò né m’impappinerò come ho fatto la prima volta, però ho il terrore di risultare finta e “preparata”. Per questo ho detto a Rosanna che non volevo concordare in anticipo le domande che mi avrebbe rivolto.

Prima di partire ho cercato notizie su Roccagloriosa in web. Devo confessare, infatti, che non ne conoscevo nemmeno l’esistenza. Ho trovato una voce su Wikipedia: le notizie non sono molte, però sono davvero interessanti. Ho scoperto che il territorio in cui si trova è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO; che i primi insediamenti in quei luoghi risalgono addirittura all’età del bronzo; che la prima cinta muraria risale al V secolo avanti Cristo… chissà se avrò il tempo per visitare la città.

Dario ed io veniamo accolti da Teresa, Franco e Giulia come fossimo vecchi amici. La stessa impressione la ricevo quando vengo presentata alle socie dell’associazione Effetto Donna, ai loro mariti, ai loro amici. Ho la sensazione di essere entrata in una grande famiglia. Le formalità sono messe al bando: tutti sono sullo stesso piano, tutti sono pronti ad aiutarsi per il solo piacere di sentirsi comunità. Che meraviglia!

L’ospitalità del sud è proverbiale e ne ho già avuto esperienza ogni volta che sono andata a trovare amici in Puglia… ma erano, per l’appunto, amici. Queste persone, invece, non mi hanno mai vista prima, eppure mi accolgono come se fossi una cugina o una sorella. Mi sento a casa.

La serata della presentazione è perfetta. Il meteo ci grazia, i nuvoloni che la notte scorsa hanno scaricato fiumi di acqua sulla città sono stati spazzati via dal vento e possiamo stare all’aperto, nel Monastero di San Mercurio. Rosanna Pugliese, conduttrice della serata, mi sorprende con domande inusuali e ne sono felice, perché mi permette di dire cose nuove. c’è parecchia gente e non sono qui solo perché non avevano di meglio da fare. Lo si capisce dalle domande che ci rivolgono alla fine: precise, puntuali. L’interesse è vero e concreto. Peccato che, tramontato il sole, l’aria si sia fatta umida e fredda e si debba concludere prima di riuscire a rispondere a tutti. Mi rifarò, almeno in parte, durante il buffet organizzato da una delle socie di Effetto Donna, quando i proprietari di quelle mani alzate mi avvicineranno per scambiare pensieri e opinioni.

Domenica mattina Dario ed io ci alziamo presto in modo da poter fare una lunga camminata per le strade ed i vicoli di Roccagloriosa. E’ una tipica giornata di fine estate: il sole scalda senza picchiare ed il silenzio è rotto solo dal frinire di mille cicale. Vengo pervasa da una pace un pò pigra, un pò contemplativa. Due auto si incrociano e si salutano con un breve colpo di clacson; da una finestra mi arriva la voce di una mamma che invita il figlio (o la figlia?) a lavarsi le mani; un cane uggiola dietro un cancello… è una dimensione a cui non sono quasi più abituata.

Risaliamo vicoli in selciato e gradinate irregolari che conducono a cortili. Dario mi descrive balconi, archi e porticati. D’un tratto si ferma esclamando: “Eccola!” Mi volto a guardarlo, interrogativa, e lui mi spiega: “La leonessa addormentata.” Ricordo: è il Monte Bulgheria, ce ne ha parlato Franco ieri. Dario si ferma a contemplare quel panorama e me lo descrive così bene che mi pare di vedere la sagoma della leonessa stagliarsi contro il cielo turchino.

Il tempo sembra volare: in un batter d’occhio arriva l’ora del pranzo e prima che me ne accorga sono in piazza San Nicola, a Rocchetta, e sto consegnando la coppa del primo premio all’autore della mia poesia preferita. Le note di un pianoforte che accompagna una soprano intervallano la premiazione delle diverse sezioni, incorniciando di magia la serata.

E’ arrivato lunedì mattina e dobbiamo preparare le valigie per tornare a Trieste. In macchina con Teresa, che ci accompagna a Sapri, non riusciamo a star zitte, quasi volessimo nascondere dietro quelle parole il dispiacere di doverci salutare. La prego di ringraziare… – vorrei poterle nominare tutte, una ad una, ma ho paura di dimenticarmi uno o più nomi e non sarebbe giusto – …tutte le donne di Effetto donna, ma anche gli uomini, , la signora del Bar dove andavamo a fare colazione la mattina, che ci accoglieva col sorriso nella voce; le ragazze del ristorante con cui abbiamo parlato di jazz, di uomini e di sogni; la signora dell’edicola in cui ci siamo fermati a comprare il giornale della domenica… persone stupende, fresche e luminose come i fiori delle composizioni che sono stata costretta a lasciare a Roccagloriosa, perché non sarebbero arrivate intatte a Trieste. Mi sono portata dietro solo una rosa, sfilata da quei mazzi. Voglio lasciarla seccare per conservarla sulla mia scrivania: il ricordo di un soggiorno speciale, in un luogo indimenticabile, in compagnia di persone incantevoli.